Fonte:
Onda Ferrara - csu
Piattaforma programmatica
In data 17 novembre 2009l’Onda Ferrara – Coordinamento Studenti Unife aderisce allo sciopero generale studentesco, indetto a livello nazionale dalla rete “Link-coordinamento universitario”, convocando una manifestazione cittadina contro l’approvazione del disegno di legge di riforma dellagovernance universitaria.
Se la legge 133/08 ha sancito i tagli ai finanziamenti del sistema universitario di 1,4 miliardi di euro prevedendo la possibilità per gli Atenei di trasformarsi in fondazioni di diritto privato, l'attuale disegno di legge renderebbe effettivo lo smantellamento dell'università pubblica italiana. La riforma concepita dai ministri Gelmini e Tremonti infatti impone un nuovo modello organizzativo dell'Università, costringendo gli Atenei ad adeguarsi entro 9 mesi dall’approvazione della legge, pena il commissariamento degli stessi.
Ecco i punti principali della riforma:
Ristrutturazione della governance universitaria.
Con l’approvazione del disegno di legge, il Senato Accademico, potrà solo formulare proposte o pareri in materia di didattica e ricerca ma sarà dequalificato e svuotato completamente da ogni potere decisionale che si concentrerà nelle mani del consiglio di amministrazione. Il Cda sarà composto per il 40 % da membri esterni, di natura pubblica o privata, in grado di deliberare in merito a scelte didattiche fondamentali, come l’attivazione o la sospensione dei corsi di laurea: chi può garantire che i percorsi formativi e la ricerca non vengano ulteriormente subordinati agli interessi economici e di profitto delle aziende private?
Inoltre la figura del direttore amministrativo viene sostituita da un direttore generale che, proprio come se l’Università fosse un’azienda, avrà il compito di gestire ed organizzare i servizi, le risorse e il personale. Insomma, un vero e proprio manager d’ateneo, a sottolineare ancora una volta la direzione in cui questa riforma si muove.
Meritocrazia e diritto allo studio.
L’attuale riforma tratta del diritto allo studio in chiave meritocratica, lo status di meritevole e la conseguente attribuzione di benefici e di borse di studio si basano su criteri economici e quantitativi. Il Fondo per il merito viene dunque assegnato attraverso prove nazionali standardizzate, a pagamento, i cui parametri sono dettati dal Ministero dell’Istruzione, ma è Consap, una società per azioni priva di competenze in ambito universitario, ad elaborare i test. Il fondo non sarà costituito con risorse pubbliche, ma da contribuiti di istituti finanziari privati, selezionati dalla stessa Consap s.p.a, i quali potranno vincolare i propri finanziamenti a beneficio degli studenti iscritti ad uno specifico corso o impegnati in un dato progetto di ricerca, penalizzando quindi gli studenti di corsi di laurea non immediatamente legati alla produzione. Il prestito d’onore allo studente trasforma quello che sarebbe un diritto (borse di studio, mense e alloggi) in un debito contratto con le istituzioni e le banche da scontare in un futuro di precarizzazione. In questo modo si afferma su tutti i fronti un modello di competitività e di crescente burocratizzazione che esclude ogni attenzione agli aspetti qualitativi e alla peculiarità di ogni singola realtà universitaria e si calpesta ancora una volta quel principio di uguaglianza sostanziale a fondamento della nostra costituzione.
Reclutamento del personale accademico.
Nella ddl si parla di riforma della legislazione in materia di personale accademico, in maniera specifica riguardo alle tipologie di contratto e reclutamento di ricercatori e docenti. Viene cancellata la figura del ricercatore a tempo indeterminato ed istituito un contratto di 6 anni (3+3) al termine de quale se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato; in caso contrario terminerà il rapporto con l’Università. Se a ciò aggiungiamo il blocco del turn-over e la totale assenza di risorse statali decretati dalla 133, il risultato evidente è il tentativo di smantellare la ricerca libera ed autonoma per crearne una al servizio dei poteri forti ed economici che terranno sotto scacco i nostri atenei.
jPer quanto riguarda invece il fronte docenti, nonostante l’istituzione dell’abilitazione scientifica nazionale che consegna una parvenza di oggettività, la decisione finale di reclutamento di nuovi docenti spetta comunque agli ordinari locali, continuando a rafforzare anziché debellare il potere baronale ormai strutturale negli atenei italiani.
In tutta Italia il movimento studentesco si batterà con forza per impedire l’approvazione di questo disegno di legge e per incidere positivamente sulla sua modifica. Il 17 novembre sciopereremo per il ritiro dei tagli su scuola, università, ricerca e fondo unico per lo spettacolo; per la partecipazione attiva di tutte le componenti universitarie ai processi decisionali; per un sistema di welfare che permetta agli studenti, agli universitari, ai dottorandi e agli accademici di poter accedere liberamente ai canali del sapere; per investimenti cospicui sulle politiche di diritto allo studio; per la costruzione di un’iniziativa forte a favore del rilancio del sistema pubblico dell’istruzione e della ricerca; per la difesa del valore del lavoro, contro l’istituzionalizzazione del precariato.
In un momento di crisi politica, sociale ed economica siamo convinti della necessità di investire sulle sole forze in grado di ripensare questo sistema:la cultura e la libera creazione dei saperi sono la chiave della nostra emancipazione e costituiscono non solo un diritto, ma devono essere per noi una responsabilità verso il mondo e il futuro. Per la costruzione di una società fondata sull'integrazione la cooperazione che coinvolga tutti indiscriminatamente, a cominciare da noi stessi.
La manifestazione del 17 novembre sarà pacifica, non violenta, democratica e antifascista, contro ogni sorta di discriminazione. Ogni forma che esuli da tali presupposti è da considerarsi assolutamente estranea al nostro movimento. L’adesione è aperta a tutte le forze sociali che condividano il presente documento e in ciò facciamo appello alla cittadinanza tutta.